Oggi è uscita una mia intervista sul Manifesto a proposito della chiusura degli OPG. Finalmente questo percorso è stato avviato: la stragrande maggioranza delle Regioni si sta muovendo in questo senso. Adesso l’importante è che in questo percorso, che sarà lungo e ad ostacoli, si evitino scorciatoie. E’ fondamentale che  non si trasferiscano semplicemente le persone da una struttura degradata ad una solo un po’ più bella, ma si attuino effettivamente percorsi riabilitativi terapeutici personalizzati.

Ci sarà  un commissario nazionale, unico per tutte le regioni, per fare in modo che ci sia omogeneità nell’attuazione della riforma. Credo che sia inutile sanzionare le Regioni che sono indietro, ragionando in termini di inadempienza. Bisogna creare una cultura nuova: accompagnare, monitorare, supportare: questo sarà il ruolo del commissario.

A noi non interessa che il 1° aprile chiudano gli Opg e buttino via la chiave, perché questa è la cosa peggiore che potremmo fare. Sappiamo che non siamo tutti pronti e se pure resterà un solo internato bisognerà che per lui sia predisposto il migliore piano di cura personalizzato. E’ importante che in questo momento tutti utilizzino e le energie per dare una mano a non creare allarmismi, a sostenere la cultura del rispetto. Non serve repressione, ma sensibilizzazione, formazione, creazione di una cultura positiva.

I Dsm, che devono predisporre i piani, sono già in sofferenza perché in questi anni di forti restrizioni economiche sono stati spesso trascurati. Perciò sono previste risorse per i concorsi e per l’assunzione del personale, e ci auguriamo che tutte le regioni si attivino immediatamente in questo senso. Però c’è anche bisogno di formare e creare motivazione nel personale, perché da troppi anni le strutture sanitarie si sono disinteressate agli intemati. E la stessa cosa vale anche per la magistratura che finora ha spesso utilizzato gli Opg a mo’ di ripiego rispetto alle carenze dei servizi. Davanti ad un’amministrazione sanitaria che non garantisce una risposta adeguata per qualsiasi motivo, presunto o reale, la magistratura non ha avuto sufficiente attenzione e consapevolezza che si tratta di omissione di atti d’ufficio.

Abbiamo visto ovunque una scarsa abitudine al dialogo tra l’amministrazione sanitaria e quella giudiziaria ma ora quasi dappertutto si stanno attivando tavoli e sottoscrivendo protocolli per rimettere in moto una collaborazione più proficua, sia nell’interesse del malato che degli operatori e delle comunità.

(l’intervista intera sul Manifesto del 25/3/2015)

Non verranno pubblicati interventi offensivi e contrari alla logica del dibattito civile e democratico,
nel rispetto doveroso delle opinioni contrastanti.

Commenta