stop opg

COSA SONO GLI OPG?

La sigla OPG sta per Ospedale Psichiatrico Giudiziario. Si tratta di strutture di internamento. In Italia al momento attuale ce ne sono 6.

Le condizioni disumane in cui vivono le persone rinchiuse in OPG sono state documentate dalla Commissione Parlamentare di Inchiesta Marino (e nel documentario Lo Stato della follia)

CHI C’E’ IN OPG?

Negli OPG italiani sono attualmente internate 1500 persone. Sebbene sia molto diffusa l’immagine del “pazzo omicida” pochissime delle persone rinchiuse in OPG hanno commesso omicidi. Per lo più si tratta di furti, maltrattamenti in famiglia, resistenza a pubblico ufficiale.

Le persone che sono rinchiuse in OPG non hanno avuto un processo: sono stati internati senza che fosse loro comminata una pena per quello che avevano commesso. Per questo, la durata dell’internamento non corrisponde alla durata della carcerazione prevista per quel reato. Molte di quelle persone, infatti, hanno commesso reati per cui sarebbero stati in carcere qualche mese, eppure sono internate da anni. Quando vieni portato in OPG, infatti, non è prevista una fine della pena, devi aspettare che un perito certifichi che non sei più pericoloso. Possono passare anni.

Ma vediamo meglio alcuni luoghi comuni sulle persone con disturbo mentale che commettono reato.

E’ PROPRIO VERO CHE…

…se un malato di mente commette un reato, non gli accade nulla perché non è imputabile.

Non è vero. La non imputabilità per malattia mentale fa sì che una persona che commette reato non sia processabile, non che non sia rinchiuso. A prima vista la non imputabilità può apparire come un beneficio: si dice che “se ti fai passare per pazzo, non ti succede nulla”. Questo è del tutto un luogo comune.

È facile che succeda, in realtà, il contrario: quando una persona con disturbo mentale commette un reato che non prevede il carcere (magari ne prevede pochi mesi, e dunque sarebbe sospeso con la condizionale), viene rinchiuso lo stesso.

La persona malata di mente infatti viene internata in OPG se c’è una perizia di incapacità di intendere e volere. Questa perizia gli fa saltare il processo: la persona non viene processata, non ha il diritto di difendersi né di vedersi comminata una pena commisurata al reato che ha commesso. Se sei una persona con disturbo mentale, la perizia in un tratto di penna ti toglie i diritti costituzionali, tra cui quello di essere difeso da un avvocato in un giusto processo, oppure quello di accedere a pene alternative, come gli arresti domiciliari.

….I malati mente sono spesso violenti e pericolosi

Non è vero. Qui bisogna che facciamo tutti attenzione a non lasciarci ingannare dai luoghi comuni. Spesso quando avviene un fatto di cronaca nera, si dice che chi l’ha commesso è un “folle”, o che si tratta di un gesto di “follia”.

È un modo di dire comune, che soprattutto i media utilizzano, e che getta sulle persone che attraversano l’esperienza della malattia mentale l’ombra dello “stigma” : ci fa pensare che i pazzi siano tutti pericolosi. Se guardiano invece oltre gli aneddoti, cosa dicono ad esempio le statistiche, vediamo che le persone tra quelle con disturbo mentale che commettono reato sono in percentuale inferiore rispetto alle persone sane che commettono reato.

Il concetto di pericolosità sociale è un retaggio del codice Rocco che non ha senso. Se ci pensiamo infatti, la pericolosità deve essere attuale, cioè deve concretizzarsi in un atto concreto, non potenziale. Se la vediamo come un concetto potenziale, tutte le persone sono “potenzialmente” pericolose, non solo quelle che hanno un disturbo mentale.

COME SI FA A FINIRE IN OPG?

La dichiarazione di incapacità da una parte e di pericolosità dall’altra, fanno sì che scatti la misura di sicurezza, ovvero l’internamento in OPG. Se sei una persona con disturbo mentale e commetti un reato, vieni giudicato “non imputabile” e così perdi il diritto ad un processo e poi vieni etichettato come pericoloso, e dunque rinchiuso.

La “misura di sicurezza” avrebbe una durata standard di due anni- a prescindere da quello che hai fatto- ma va sempre a finire che dura di più perché interviene un problema: se la pericolosità è “potenziale”, come si fa a scioglierla? Come si fa a dire che è finita? Inoltre, l’internamento in opg peggiora le condizioni delle persone (se avete visto il video capite bene perché) e difficilmente si trova un perito disposto ad affermare che quella persona non è più pericolosa. A questo si aggiunga, che quella persona è stata sradicata dal suo territorio, dai professionisti che lo seguivano, dalla sua rete di sostegno, è lontana dalla sua famiglia e non è più seguita dal suo servizio territoriale, quindi è abbandonata. Come può essere migliorata la sua condizione?

STOP-OPG: RESTITUIRE I DIRITTI COSTITUZIONALI

Chi ha un problema di salute mentale è un cittadino come gli altri. Come gli altri deve avere la responsabilità degli atti che commette. Anche se sono reati: deve risponderne, come ne rispondono tutti. E come agli altri gli deve essere garantito un processo, il diritto alla difesa, una pena commisurata a quanto ha commesso, eventuali misure alternative se ci sono le condizioni. Questi sono tutti diritti costituzionali, che la condizione di malattia mentale non deve far venire meno. Come per tutti i cittadini, poi, la condizione di detenzione non fa venire meno il diritto alla salute, che è pure sancito dalla nostra costituzione. Attualmente, contrariamente ad ogni luogo comune, le persone che hanno commesso reato ma sono malati si trovano nella situazione in cui la condizione di malattia mentale aumenta la pena. Sono detenuti in un luogo che doveva essere di cura: ma non ci può essere cura nella mera custodia.

FUORI DAGLI OPG

Negli OPG, la commissione parlamentare l’ha documentato, c’è l’orrore delle condizioni disumane di detenzione, dell’incertezza della durata dell’internamento, della negazione dei diritti civili. Ma anche al di là di tutto questo, l’opg non è un luogo di cura.

Quali sono, allora, i luoghi di cura? Quelli che le leggi hanno già indicato: centri di salute mentale territoriali, comunità terapeutiche, percorsi di sostegno alle famiglie che le norme indicano con chiarezza. Quando si parla di chiusura degli OPG, spesso l’immaginario vola a Jack Nicholson che insegue la moglie con la scure per tutta la casa. Per molto tempo la nostra cultura è stata permeata da queste immagini, e tutt’ora lo è in maniera persistente: dalla fiction ai tabloid, fino purtroppo ai mezzi di informazione.

È importante invece comprendere qual è la situazione reale. Nella vita vera, non è complicato essere internati in OPG. In una situazione in cui i servizi sono fragili e non si fanno carico dei bisogni delle persone, in cui le famiglie vengono lasciate sole, e la fatica della gestione di una familiare con disturbo mentale è quotidiana. È esperienza di molti di noi come basti poco, veramente poco, perché la disperazione prenda il sopravvento e la situazione diventi estrema. I servizi di salute mentale territoriali- che la legge prevede e che non sempre sono realizzati- servono proprio a questo: a evitare che le nostre famiglie debbano scegliere tra una situazione di abbandono e l’allontanamento di un familiare che sta attraversano l’esperienza del disturbo mentale. Chi l’ha vissuta lo sa: è una scelta troppo dolorosa, ed è la negazione di un diritto. Denunciare un familiare per costringere lo Stato a curarlo è una strada obbligata che le famiglie non devono trovarsi a percorrere. È proprio per prevenire questa disperazione che la legge prevede i servizi di salute mentale territoriale, che sono meno costosi e più vicini ai bisogni delle persone.

COSA CHIEDIAMO? DALLA NON IMPUTABILITA’ ALL’ASSUNZIONE DI RESPONSABILITA’

È necessario modificare del codice penale eliminando la non imputabilità per malattia mentale. Le persone con disturbo mentale devono essere imputabili, come gli altri cittadini. Una persona che ha un disturbo mentale e commette reato deve poter essere processata ed eventualmente condannata. Una volta che il processo è avvenuto, deve scontare la pena. Se deve andare in carcere, andrà in carcere. Se ci sono le condizioni per misure alternative, ad esempio gli arresti domiciliari, andrà agli arresti domiciliari. Se le sue condizioni di salute non sono compatibili con la detenzione in struttura penitenziaria, potrà scontare la pena (che però questa volta ha, ad esempio, una durata…) in una struttura protetta, in un SPDC, in una comunità. Come avviene per ogni altro cittadino che commette reato. Bisogna garantire alle persone un processo giusto perchè bisogna consentire che le persone si assumano la responsabilità degli atti che hanno compiuto, e che scontino una giusta pena. Bisogna restituire la responsabilità attraverso un processo e la pena, bisogna pensare soluzioni diverse dall’OPG. Non bisogna scaricare le persone con disturbo mentale alle famiglie: per un rientro in famiglia ci devono essere le condizioni ed il sostegno adeguati.

QUAL E’ IL COMPITO DELLO STATO?

È compito dello Stato far rispettare le leggi, quelle vietano di commettere reati ma anche quelle che prescrivono come costruire un sistema di servizi per il sostegno alle persone che attraversano l’esperienza di disturbo mentale.

È compito dello Stato garantire i diritti costituzionali a tutti i suoi cittadini, anche a quelli con disturbo mentale. In particolare il diritto alla salute, che è l’unico diritto che la nostra Costituzione chiama “fondamentale”.

È compito dello stato non danneggiare le persone, e internandole negli OPG lo Stato le danneggia.

È compito dello Stato porsi il problema della sicurezza: si può garantire sicurezza anche proteggendo la persona con disturbo mentale, non è necessario negare i diritti civili alle persone con disturbo mentale per garantire la sicurezza degli altri, non è la soluzione migliore né quella più economica.

COSA POSSIAMO FARE INSIEME?

Il percorso per chiudere gli OPG ed eliminare la non imputabilità è prima di tutto un percorso culturale. Ogni cittadino può aiutare, comprendendo questa questione, che spesso è oggetto di speculazioni, di informazioni imprecise, in cui la verità viene sommersa di luoghi comuni. Bisogna contrastare culturalmente l’idea sbagliata, scientificamente e statisticamente infondata, che un malato di mente è una persona irragionevole, che commette all’improvviso atti orribili. Bisogna offrire all’opinione pubblica la giusta interpretazione del disturbo mentale. Chiunque di noi può trovarsi in un momento di fragilità, e se riceve sostegno e aiuto resta integrata non rischia la deriva. La condizione di disturbo mentale non è una condizione statica: può essere attraversata e, se si riceve il giusto sostegno, superata. Chiunque di noi può aiutate a cambiare il senso comune.

Per approfondire:

pdf_icon Relazione sulle condizioni di vita e di cura all’interno degli Ospedali Psichiatrici Giudiziari

Archivio delle azioni della rete Stop.opg

pdf_icon Di cosa parliamo quando parliamo di pericolosità sociale. Di Peppe dell’Acqua (psichiatra)

Fabrizio Gifuni da’ voce a Marco Cavallo: guarda il video.

 

 

 

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nel rispetto doveroso delle opinioni contrastanti.

Discussione - One Commento
  1. dr.schizofrenico@gmail.com

    ott 07, 2013  ore 11:33

    Come se la famiglia fosse un luogo di solo amore, dimenticandosi che proprio in famiglia nascono questi disturbi nei quali la psichiatria si insinua contro la costituzione e nel solo interesse delle case farmaceutiche.
    La mia storia di guarigione dal morbo della psichiatria da chiedere a dr.schizofrenico@gmail.com
    Ufficiale Giudiziario Tributario Ufficiale d’artiglieria paracadutista dottore in economia e commercio

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